
| Medaglia | Giocatore | Stato | Punti |
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Scopri come hanno votato gli eurodeputati
Scegli un gruppo e vedi come hanno votato i suoi eurodeputati (o la maggioranza) su un insieme di 15 temi chiave
| Gruppo PE | |
|---|---|
GUE-NGL |
6 |
Greens/EFA |
5 |
S&D; |
11 |
ALDE/ADLE |
3 |
EPP |
12 |
ECR |
9 |
EFD |
10 |
01. Gli standard accademici dovrebbero essere armonizzate a livello europeo?
Voto: Processo di Bologna, Paragrafo 2/3, 13 marzo 2012.
Nel 1999 i ministri dell’istruzione degli Stati membri dell’UE si sono incontrati a Bologna (Italia) per discutere dei modi per promuovere la mobilità degli studenti (ovvero lo studio all’estero) e per migliorare la qualità dell’istruzione superiore, attraverso la creazione dello Spazio europeo d’istruzione superiore (SEIS). I ministri intendevano realizzare un sistema dove i diplomi universitari fossero comparabili e quindi riconosciuti in paesi diversi. Il Credito Formativo Universitario (CFU) e standard di qualità comuni sono stati al centro di questa proposta. Questo sistema è noto come il Processo di Bologna.
Secondo il diritto europeo, le politiche in materia d’istruzione sono una prerogativa degli Stati membri. L’UE non ha la competenza per agire in questo ambito, quindi, la partecipazione nel Processo di Bologna è volontaria. Non posso essere prese alcune decisioni legalmente vincolanti. Ciononostante i ministri dell’istruzione degli Stati membri dell’UE si incontrano regolarmente per valutarne i progressi e per scambiare le prassi migliori.
L’ultimo grande incontro si è svolto a Bucarest (Romania), in questa occasione i ministri hanno deciso le fasi successive. Visto che il Processo di Bologna è in ritardo rispetto alle aspettative, il Parlamento europeo (EP) ha adotta una risoluzione nella quale sollecita le istituzioni europee e gli Stati membri a lavorare insieme. Nello specifico, i deputati europei hanno chiesto l’armonizzazione degli standard accademici, per cui i diversi standard accademici nazionali dovrebbero passare ad uno unico europeo.
02. Gli investimenti dei governi in posti di lavoro per i giovani dovrebbero essere esentati dalle regole in materia di deficit di bilancio?
Voto: Proposta di risoluzione comune – Preparazione della riunione del Consiglio europeo (27-28 giugno 2013) – Azione europea per combattere la disoccupazione giovanile, Paragrafo 22/2, 12 giugno 2013.
Diversi anni di crisi economica hanno comportato alti livelli di disoccupazione, specialmente tra i giovani. La disoccupazione giovanili nell’UE ha raggiunto livelli mai visti, e si prevede che aumenterà ancora.
A fronte di questo scenario, i deputati europei hanno chiesto al Consiglio europeo e alla Commissione di aumentare i loro sforzi nella lotta contro questo importante problema. Hanno evidenziato che lo strumento più efficace per combattere la disoccupazione giovanile è la crescita economica sostenibile, e hanno accentuato il bisogno di riforme a lungo termine, specialmente per quanto riguarda il sistema di istruzione degli Stati membri.
Inoltre i deputati europei hanno accolto con favore l’istituzione da parte del Consiglio europeo di una “garanzia per i giovani”, che è un programma che ha lo scopo di fornire posti di lavoro e programmi d’istruzione ai cittadini europei disoccupati di età inferiore ai 25 anni e ai giovani laureati sotto i 30 anni.
La proposta, che è stata bocciata dal Parlamento, chiedeva alla Commissione di esentare dai tagli al bilancio e dai target sul deficit gli investimenti nei settori che potrebbero dare una spinta all’occupazione giovanile. Questo avrebbe permesso ai paesi europei di spendere soldi anche se il debito pubblico aumentava. Alcuni deputati europei volevano che questo fosse autorizzato perché erano dell’opinione che le misure d’austerità adottate per combattere la crisi erano in parte responsabili dell’aumento della disoccupazione giovanile.
03. L’Accordo Commerciale Anticontraffazione (ACTA) dovrebbe essere adottato?
Voto: Accordo commerciale anticontraffazione tra l'UE e i suoi Stati membri, l'Australia, il Canada, il Giappone, la Repubblica di Corea, gli Stati Uniti messicani, il Regno del Marocco, la Nuova Zelanda, la Repubblica di Singapore, la Confederazione svizzera e gli Stati Uniti d'America, votazione finale, 4 luglio 2012.
Il Parlamento europeo ha rifiutato di dare il suo consenso alla ratificazione dell’Accordo Commercial Anticontraffazione (ACTA), accordo commerciale multilaterale finalizzato a stabilire norme internazionali per i diritti di proprietà intellettuale (DPI) in modo da contrastare le violazioni di diritti d’autore e di fermare la diffusione di prodotti contraffatti e di medicinali generici.
Anche se i deputati europei avevano già appoggiato il principio di un simile trattato, hanno poi deciso di rifiutare l’ACTA a seguito di una campagna di grande successo che ha mobilitato milioni di cittadini in tutta Europa, sia in rete che nelle piazze. Gli attivisti hanno sostenuto che l’ACTA avrebbe portato alla censura e a una diminuzione di privacy online.
I DPI riguardano prodotti quali brevetti, designs, diritti d’autore, beni manufatti, films e musica. Questi diritti sono concepiti per proteggere i creatori, le imprese e gli inventori contro lo sfruttamento illegale delle loro creazioni. Essi mirano inoltre a stimolare l’innovazione.
Ma gli oppositori dell’ACTA sostengo che indebolirà la privacy degli utenti della rete, la libertà di internet e la produzione di medicinali generici che vengono usati nei paesi in via di sviluppo come alternative economiche ai farmaci di marca.
04. L’UE dovrebbe avere delle competenze fiscali proprie?
Voto: Orientamenti per il bilancio 2014 - Sezione III, Paragrafo 15, 13 marzo 2013.
Per finanziare le sue politiche, l’Unione Europea (UE) ha bisogno di entrate. Tuttavia, a differenza dei governi nazionali, l’UE non può riscuotere le tasse. Essa dipende interamente dai contributi finanziari provenienti dagli Stati membri, che rappresentano piú del 75% del suo bilancio.
Gli Stati membri non contribuiscono tutti allo stesso modo. Il contributo dei paesi più ricchi è superiore a quello dei più poveri, e alcuni paesi (come il Regno Unito) beneficiano di sconti speciali concordati in passato. Spesso i governi europei si scontrano gli uni con gli altri su chi contribuisce al bilancio e in quale misura, e su come dovrebbe essere speso il denaro. I critici dicono che l’UE dovrebbe spendere di meno, mentre altri fanno notare che il bilancio europeo è ancora esiguo rispetto ai bilanci nazionali degli Stati membri (nel 2011 l’UE ha speso 140 miliardi di euro; i 27 Stati membri messi assieme ne hanno spesi quasi 50 volte di più).
La maggior parte dei deputati europei ritene che il sistema di bilancio dell’UE sia inutilmente complicato. In una risoluzione non vincolante hanno chiesto all’UE di dotarsi di fonti di reddito proprie, ad esempio sotto forma di un’imposta sul valore aggiunto europea (IVA).
05. L’UE dovrebbe fornire maggiore sostegno per lo sviluppo delle regioni più povere dell’Unione Europea?
Voto: Quinta relazione sulla coesione e la strategia per la politica di coesione dopo il 2013, insieme del testo, 5 luglio 2011.
La politica regionale europea è uno strumento che opera per ridurre le differenze economiche e sociali tra gli Stati membri, le loro regioni e città. Il suo scopo è quello di sostenere la creazione di posti di lavoro, la competitività, la crescita economica, la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile. La politica regionale riguarda tutte le regioni dell’UE, ma la maggior parte del sostegno finanziario viene assegnato a quelle più povere.
L’UE vuole diventare più competitiva sul mercato globale, ma fattori come il degrado urbano e la diminuzione della popolazione rurale stanno rendendo l’obiettivo molto difficile da raggiungere. La Commissione europea sostiene di dover sfruttare in modo migliore il potenziale delle regioni europee per promuovere una crescita più intelligente, sostenibile e inclusiva. Per questo sono necessari finanziamenti adeguati.
Il contributo finanziario dell’UE allo sviluppo regionale, che ammonta a circa un terzo del bilancio europeo annuale, si somma a quanto che gli stessi Stati membri già fanno. Ciononostante, molti deputati europei credono che il valore aggiunto dell’UE in questo settore debba essere definito in modo più chiaro.
06. L’UE dovrebbe incoraggiare misure per contrastare l’omofobia?
Voto: Lotta contro l'omofobia in Europa, votazione finale, 24 maggio 2012.
L’Unione europea si fonda sui valori di parità di trattamento e di non discriminazione, e la Carta fondamentale dei diritti fondamentali dell’UE rifiuta la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Il Parlamento europeo ha svolto un ruolo trainante nel mettere i diritti delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali (LGBT) sull’agenda politica. Ciononostante, in molti Stati membri, le persone LGBT sono giornalmente confrontate a episodi d’intolleranza e in certi paesi europei, delle leggi proibiscono le manifestazioni per i diritti delle persone LGBT.
Nel maggio del 2012, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione contro le leggi omofobe e la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Nella risoluzione, che definisce l’omofobia come “la paura irrazionale dell’omosessualità”, i deputati europei chiedono alla Commissione europea e ai governi nazionali una migliore protezione dei diritti delle persone LGBT contro i discorsi d’incitamento all’odio e contro la violenza.
In particolare la risoluzione denuncia e condanna delle recenti leggi o proposte dei paesi europei che rendono il “parlare positivamente” dell’omosessualità in pubblico un reato penale. Inoltre il testo sostiene che gli Stati membri dovrebbero dare l’esempio nella lotta contro l’omofobia e che dovrebbero dare la possibilità alle persone LGBT di accedere alla coabitazione, alle unioni civili o al matrimonio.
07. Gli Stati membri e le organizzazioni sportive dovrebbero essere incoraggiati a far sventolare la bandiera dell’UE in occasione delle grandi manifestazioni sportive?
Voto: Dimensione europea dello sport, Paragrafo 100, 2 febbraio 2012.
Sei europei su dieci partecipano regolarmente ad attività sportive ed esistono nell’UE circa 700,000 società sportive. Lo sport ha un ruolo importante nelle nostre società. Non ha solo un valore sociale, educativo, culturale ed economico ma ha anche una dimensione transfrontaliera e europea. Le grandi manifestazioni europee, come l’UEFA Champions League, sono viste da milioni di persone in tutta Europa. In parole povere, lo sport avvicina i cittadini europei e crea un senso di appartenenza. Ma in quasi tutti gli sport, le competizioni si svolgono tra le nazionali. Il golf è l’unico sport in cui l’UE gioca con un’unica squadra: durante la Ryder Cup, che si svolge ogni due anni, contro gli Stati Uniti.
Dal 2009, l’Unione europea ha il diritto di contribuire a coordinare e a sostenere le politiche degli Stati Membri in materia di sport. Nel 2012 il Parlamento europeo (EP) ha adottato una risoluzione che proponeva agli Stati Membri e alle organizzazioni sportive di prendere in considerazione l’idea di far sventolare la bandiera europea a dodici stelle durante i grandi eventi sportivi quando si svolgono nell’UE. Il Parlamento europeo ha anche suggerito di mettere la bandiera europea accanto a quella nazionale sulle maglie degli atleti provenienti da Stati membri dell’Ue.
08. Il congedo di maternità con retribuzione completa dovrebbe essere esteso da 14 a 20 settimane in tutta l’UE?
Voto: Miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, Emendamento 12=38, 20 ottobre 2010.
La parità fra uomini e donne è uno dei valori fondanti dell’Unione europea. Nonostante i notevoli progressi ottenuti negli ultimi decenni, persistono delle disparità sul mercato del lavoro che sono addirittura aumentate a causa della crisi economica.
La legge riguardante il prolungamento del congedo di maternità fa parte della strategia europea finalizzata all’eliminazione delle disuguaglianze tra donne e uomini e a permettere l’indipendenza economica per le donne e le madri che lavorano. Le disparità di genere sono a volte considerate come la conseguenza di opinioni diverse sul ruolo della donna e del uomo nella società. Per come è organizzata la società, le donne devono spesso scegliere tra diventare madre o intraprendere una carriera professionale.
La norma chiave di questo testo, che estende il congedo di maternità con retribuzione completa da 14 a 20 settimane, ha dunque come obiettivo l’uguaglianza tra uomini e donne sul mercato del lavoro. Dando alle donne il diritto di ritornare al lavoro alle stesse condizioni dopo il congedo di maternità, la proposta intende incoraggiare le donne a tornare al lavoro dopo un certo periodo. Inoltre regolando il congedo di paternità, mira anche a promuovere un ruolo di genitori più attivo con responsabilità condivise. Tuttavia, alcuni temono che, vista l’attuale situazione economica, questa norma possa diventare un peso per le aziende che non saranno in grado di permetterselo.
09. Ci dovrebbe essere un’imposta sul transazioni finanziare nell’UE?
Voto: Sistema comune d'imposta sulle transazioni finanziarie, votazione finale, 23 maggio 2012.
L’attuale crisi economica è iniziata nel settore finanziario. Diverse grandi banche europee non potevano più rimborsare le loro obbligazioni ed erano in pericolo di crollo imminente. I governi nazionali sono dovuti intervenire per salvarle. A causa della crisi, le banche hanno smesso di prestare soldi ai governi con livelli di debito non sostenibili. L’UE è intervenuta per salvare questi governi, però gli ha anche chiesto di fare dei grossi tagli per ridurre il loro deficit. Le tasse sono state aumentate mentre gli stipendi e le pensioni sono stati ridotti. I cittadini pagano il conto di anni di prestiti e scambi rischiosi operati dalle grandi banche.
La crisi ha dato un nuovo impulso a una vecchia idea: l’imposta sulle transazioni finanziarie (ITF), nota anche come la Tobin tax o la tassa Robin Hood. Questa tassa è stata ideata, tra le altre cose, per mettere un freno alle speculazioni. Nel 2012 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che chiede agli Stati membri di introdurre una ITF. Una tale decisione necessita l’accordo unanime di tutti i 28 Stati membri. Poiché molti Stati membri hanno minacciato di porre il veto alla proposta, 11 di questi hanno deciso di fare da soli e di cercare di trovare un accordo che si applicherebbe solo a loro.
10. I paesi della zona Euro dovrebbero mettere insieme i loro debiti pubblici creando gli Eurobonds?
Voto: Fattibilità dell'introduzione di stability bonds, Proposata di risoluzione, 15 febbraio 2012.
Per finanziare le loro spese i governi hanno bisogno di prendere soldi in prestito e questo accade principalmente mediante l’emissione di titoli di stato, in cambio dei quali gli investitori gli prestano soldi. Il tasso d’interesse dipende da quanta fiducia hanno gli investitori nel fatto che il governo in questione sarà in grado di restituire il denaro. Più il rischio è grande, più sarà elevato il tasso d’interesse. I paesi che hanno livelli di debito insostenibili e elevati disavanzi di bilancio pagano tassi d’interesse punitivi, che a loro volta peggiorano le prospettive economiche e finanziare di questi paesi e rendono ancora più difficile pagare i debiti.
Per spezzare questo circolo vizioso, il Parlamento europeo ha adottato nel 2012 una risoluzione che chiede l’introduzione degli “Eurobonds”. Un Eurobond funzionerebbe come un titolo di stato, con la differenza che i 17 Stati membri che usano l’Euro come moneta, inclusi i paesi più solventi, emetterebbero titoli di stato comuni e garantirebbero insieme il rimborso del denaro prestato dall’investitore. Il risultato sarebbe che gli Stati membri più deboli finanziariamente, potrebbero prendere in prestito denaro ad un tasso d’interesse più basso e dunque a costi inferiori. Questo gli permetterebbe di finanziare provvedimenti volti a migliorare la loro situazione economica salvaguardando gli interessi degli investitori.
11. L’Energia nucleare dovrebbe essere gradualmente eliminata nell’UE?
Voto: Programma quadro della Comunità europea dell'energia atomica per le attività di ricerca e formazione nel settore nucleare, Emendamento 36 (Allegato I, parte II, sezione 2, comma 1), 17 novembre 2011.
L’energia nucleare fa parte del mix energetico dell’UE, insieme ad altre fonti di energia quali i carburanti fossili (petrolio, gas, carbone) e le fonti di energia rinnovabili come l’energia solare, eolica e idroelettrica.
Le centrali nucleari forniscono circa il 30% dell’elettricità prodotta nell’UE (contro appena 12.7% fornito dalle fonti rinnovabili) e, attualmente (giugno 2013), esistono 132 reattori operativi in 14 Stati membri dell’UE, altri quattro sono in costruzione e oltre una dozzina sono già stati progettati. Tuttavia, dopo il disastro nucleare di Fukushima alcuni paesi hanno deciso di riconsiderare la loro dipendenza rispetto all’energia nucleare.
L’UE è il più grande importatore di energia al mondo. La crisi del gas del 2009 ha mostrato come questa dipendenza da fornitori esterni può rivelarsi pericolosa. Inoltre si prevede che le riserve di carburanti fossili si stanno per esaurire. L’obiettivo principale per l’Europa è di garantire il proprio approvvigionamento energetico attingendo a nuove fonti come l’energia nucleare o le energie rinnovabili.
La Commissione europea ha presentato un pacchetto legislativo che sottolinea il ruolo strategico del nucleare per la sicurezza, l’indipendenza e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico dell’UE. In seguito a questo, un gruppo politico del Parlamento europeo ha presentato un emendamento che sostiene che l’energia nucleare dovrebbe essere del tutto eliminata, e che l’UE dovrebbe passare risolutamente a un’economia non nucleare.
12. Ai pescatori dovrebbe essere richiesto di pescare di meno, in modo da preservare gli stock?
Voto: Politica comune della pesca (riforma PCP), votazione finale, 6 febbraio 2013.
La Politica comune delle pesca (PCP) è uno strumento che gestisce la pesca nell’UE. Gli Stati membri collaborano insieme per assicurare la sostenibilità degli stock e per proteggere l’ambiente marino.
In teoria il sistema di quote imposto dalla PCP assicura che vengano pescate solo le quantità sostenibili di pesce. Tuttavia, nella pratica, i pescherecci possono pescare più pesce di quello consentito, il che porta a un impoverimento degli stock ittici.
Per garantire la sostenibilità degli stock ittici e del settore della pesca stesso, la Commissione europea ha presentato una proposta di riforma. Al centro delle nuove regole troviamo il concetto di “pesca sostenibile”, il che significa che gli stock non posso essere sfruttati al di sopra di un certo livello. Agli Stati membri sarà impedito di fissare livelli di quote elevati, e i pescatori avranno l’obbligo di catturare una quantità di stock inferiore a quanto può essere riprodotto in un anno, questo è quello che viene definito il ”rendimento massimo sostenibile“.
Inoltre, saranno vietati i rigetti in mare delle catture accidentali che invece vengono ributtate in mare dai pescatori.
13. I costi delle attività economiche che emettono CO2 dovrebbero essere aumentati?
Voto: Disposizioni sulla tempistica delle aste di quote di gas a effetto serra, proposta modificata, 3 luglio 2013.
Per combattere i cambiamenti climatici l’Unione Europea deve ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra.
Il sistema di scambio delle quote di emissioni dell’Unione europea (ETS) è stato istituito nel 2005 come il più grande mercato di carbonio al mondo. L’ETS rappresenta uno strumento che serve a ridurre le emissioni industriali di carbonio in modo economicamente efficace. Esiste un tetto massimo (cap) al livello di emissioni durante un certo periodo di tempo. Le aziende comprano i crediti messi all’asta dagli Stati membri dell’UE. Un credito corrisponde a una tonnellata di emissioni di CO2.
Se un’azienda investe in tecnologie a bassa emissione di carbonio può vendere le sue quote non utilizzate sul mercato. Il che significa che le aziende che investono per limitare le emissioni sono premiate, mentre le aziende che non lo fanno devono pagare di più. Tuttavia, il prezzo del carbonio deve essere sufficientemente elevato, altrimenti non sarebbe attrattivo investire nella tecnologia verde.
La crisi economica ha portato all'accumulo di una eccedenza di quote, abbassando il prezzo del carbonio. Al fine di affrontare gli attuali squilibri dell’ETS, la Commissione europea ha proposto di rimandare (“rinvio”) la messa all’asta di alcune quote, in modo da aumentare il prezzo del carbonio e di creare nuovi incentivi per gli investimenti nelle tecnologie pulite.
14. I cittadini rumeni e bulgari dovrebbero avere libero accesso al mercato del lavoro dell’UE?
Voto: Proposta di risoluzione - Libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione europea, Paragrafo 2, 15 dicembre 2011.
La libera circolazione dei lavoratori è uno dei diritti più importanti per i cittadini europei. Ogni cittadino dell’UE ha il diritto di muoversi e soggiornare liberamente all’interno del territorio dell’Unione e allo stesso tempo di cercare lavoro in un altro paese europeo e lavorarci senza un permesso di lavoro.
Tuttavia, nell’ambito dell’accordo raggiunto tra gli Stati membri dell’UE che consente alla Bulgaria e alla Romania di aderire all’UE, gli Stati membri possono prevedere delle restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori provenienti da questi paesi per un periodo transitorio non superiore ai 7 anni.
La Bulgaria e la Romania sono diventati membri dell’UE nel gennaio del 2007. Le disposizioni transitorie sono state suddivise in 3 fasi. La fase finale, quella attuale, è cominciata il primo gennaio 2011 e finirà il 31 dicembre 2013. Austria, Germania, Belgio, Francia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito continuano a imporre restrizioni ai cittadini rumeni e bulgari.
In una proposta di risoluzione comune sulla libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea adottata nel dicembre 2011, il Parlamento europeo ha chiesto a questi Stati membri di abolire tutte le misure transitorie in vigore, sostenendo che non c’è nessuna reale giustificazione economica per mantenere queste restrizioni.
15. L’UE dovrebbe continuare a donare fondi per l’aiuto allo sviluppo dei paesi più poveri?
Voto: Il futuro della politica di sviluppo dell'UE, votazione finale, 23 ottobre 2012.
L’UE è il primo donatore mondiale di aiuti allo sviluppo. L’obiettivo principale della politica di sviluppo dell’UE è l’eliminazione della povertà, oltre a promuovere la democrazia, la pace e la sicurezza, lottare contro la fame e salvaguardare le risorse naturali.
La risoluzione “il futuro della politica di sviluppo dell’UE” è la risposta del Parlamento europeo a una proposta di riforma della cooperazione europea con i paesi in via di sviluppo da parte della Commissione. La proposta si concentra su una cooperazione più efficiente con i paesi in via di sviluppo e le comunità che ricevono gli aiuti. Per di più sostiene che l’assistenza ai paesi emergenti dovrebbe essere ridotta a favore dei paesi che hanno più bisogno di aiuto.
Nel suo voto, il Parlamento europeo ha sostenuto il progetto della Commissione di concentrare gli aiuti europei sui paesi più poveri. Tuttavia ha anche chiesto alla Commissione di ridurre gli aiuti ai paesi emergenti quali il Brasile e l’India in maniera più graduale di quello che era stato proposto, poiché la maggior parte delle persone che vivono in condizioni di povertà si trovano in questi paesi.


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