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Domanda 12:

Ai pescatori dovrebbe essere richiesto di pescare di meno, in modo da preservare gli stock?
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Spiegazione

Voto: Politica comune della pesca (riforma PCP), votazione finale, 6 febbraio 2013.

La Politica comune delle pesca (PCP) è uno strumento che gestisce la pesca nell’UE. Gli Stati membri collaborano insieme per assicurare la sostenibilità degli stock e per proteggere l’ambiente marino.

In teoria il sistema di quote imposto dalla PCP assicura che vengano pescate solo le quantità sostenibili di pesce. Tuttavia, nella pratica, i pescherecci possono pescare più pesce di quello consentito, il che porta a un impoverimento degli stock ittici.

Per garantire la sostenibilità degli stock ittici e del settore della pesca stesso, la Commissione europea ha presentato una proposta di riforma. Al centro delle nuove regole troviamo il concetto di “pesca sostenibile”, il che significa che gli stock non posso essere sfruttati al di sopra di un certo livello. Agli Stati membri sarà impedito di fissare livelli di quote elevati, e i pescatori avranno l’obbligo di catturare una quantità di stock inferiore a quanto può essere riprodotto in un anno, questo è quello che viene definito il ”rendimento massimo sostenibile“.

Inoltre, saranno vietati i rigetti in mare delle catture accidentali che invece vengono ributtate in mare dai pescatori.

Pro e Contro

Proteggere gli stock ittici è una questione di buon senso. Se lo sfruttamento eccesivo della pesca dovesse continuare, non ci sarebbero più pesci da catturare.

Se gli stock si ricostituiscono ci saranno più pesci da pescare, il che a sua volta porterà più posti di lavoro nel settore della pesca.

Il divieto dei rigetti in mare porrà fine a una pratica inutile e dannosa. I pescatori eviteranno di fare catture accidentali e allo stesso tempo il settore della pesca diventerà più innovativo.

Il “modello unico” europeo per il divieto dei rigetti in mare è troppo rigido, e non tiene conto dei fattori locali e regionali.

L’intervento europeo comporterebbe la perdita di posti di lavoro nelle collettività locali e una riduzione della flotta peschereccia.

Il settore della pesca sta già riducendo attivamente i rigetti, e non c’è la necessità del divieto dei rigetti in mare europeo.

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